Lo confesso, inizialmente su questo libro ero scettica. Mi attirava, ma nello stesso tempo temevo fosse un po’ fru-fru gné-gné tivvibì. Poi l’ho letto, per tre motivi.
Il primo è che qualche mattina fa Claudia, senza neanche salutarmi prima, me lo ha appoggiato di fianco. (Claudia, appassionata di atlanti e carte geografiche, si è fatta anche ispirare dal libro per alcune foto e se non conoscete ancora il suo lavoro, beh, scopritelo – rende gli occhi più felici).
Il secondo è che venivo da 500 pagine di psicanalisi e avevo bisogno di qualcosa di soft, di qualcosa da metro, di qualcosa più come una spugna che come uno specchio.
E il terzo è la copertina, che poi è quello che mi ha convinto di più - mai, mai sottovalutare la potenza della copertina! Il contrasto tra il vestito a pizzi e cuoricini e l’ascia affilata dietro la schiena, la curva delle braccia cicciotte e la freccia imperiosa della coda di cavallo sono stati irresistibili.
L’ho letto in due giorni perché non si può che leggere in due giorni: avessi potuto, l’avrei letto di fila. E avevano ragione Claudia e la copertina: questo libro non è dolce-tenero-cupcake, questo libro è una mazzata (un’asciata) dritta dritta nello stomaco. Questo libro è un nodo di dolore e reazione ordinato per la successione di Fibonacci, è un saltello tra gli spigoli dei quadrati dei numeri dispari delle persone che se ne vanno, è la lucida precisione sferica dei riti dell’autodistruzione. E’ pensare intensamente di volersi mozzare un dito e andare a scuola e insegnare matematica ai ragazzini, letteralmente.
La scrittura di Aimee Bender è potente anche per il modo in cui lascia cadere immagini e delicate. Come l’esercizio Numeri e Materiali, in cui i bambini di seconda elementare si mettono a portare oggetti a forma di numero, o fabbricarne. E di colpo ci si guarda intorno e si scopre che moltissimi oggetti sono a forma di numero. Che forse i numeri sono forme-di-base, come il cerchio o il triangolo.
Se vi scoprite a cercare numeri in giro, e a trovarli, provate Un segno invisibile e mio.
O chiedetelo a Claudia, che ve lo presta (se glielo riporto).
il mio sogno è un uomo che mi neghi la possibilità di mangiare sapone!