Dopo avere aspettato un anno per leggere il finale di 1Q84 posso dire che, sì, il libro è molto bello. E io non sono di solito appassionata di elementi surreali nella narrazione. Non amo particolarmente quando un mezzo noir vira al fantasy, anche perché il fantasy è spesso usato (ohimé) come un genere salvatrama-anche-quando-la-trama-non-ci-sta. Rischio che Murakami evita perfettamente: gli elementi fantastici non contrastano in nessun modo con la logica stringente della storia e i due aspetti si esaltano a vicenda.
1Q84 è, in realtà, molto rigoroso. Ho già detto altrove che una delle cose che apprezzo di più della scrittura di Murakami è proprio l’attenzione ai dettagli quotidiani, il fatto che si sappia sempre cosa indossino e cosa mangino i personaggi. Quindi la mia dedica di oggi va ai cibi, quasi tutti molto appetitosi, che ci hanno accompagnato tra le pagine.
Con una piccola nota: se avete già letto il primo tomo, affrettatevi a leggere il secondo. In caso contrario, leggeteli uno di seguito all’altro. Non sono due libri distinti: si tratta di un romanzo unico (senza riassuntini o facilitazioni all’inizio del secondo volume) ed è meglio evitare di dimenticare dettagli tra le due parti per gustarselo al meglio.
E che qualcuno mi porti a mangiare giapponese a pranzo, per favore!
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Incantati dal cibo nei romanzi di Murakami? Qui un post di qualche mese fa sulle idee schiscetta ne La fine del mondo e il paese delle meraviglie.