Del perché diffidare dalle sceneggiature copiate pari-pari (Cosmopolis)

30 Mag

Può esssere difficile trovare l’esempio perfetto di un film e di un libro che hanno trama identica, titolo identico, dialoghi fotocopiati e sono comunque due prodotti molto diversi. Giovani studiosi di teoria semiotica della traduzione, vi serviva un caso di studio? Voilà.

Ma andiamo con ordine. Prima di tutto, ho letto il libro perché ho visto il trailer del film. Sparatemi contro pomodori marci, lo so. Ma è andata così. Ero al cinema (a vedere Tim Burton, nda) ed è partito il trailer di questo film. Un trailer ritmatissimo, techno. Wow. E poi il regista è Cronenberg e io ho un debole per Cronenberg e per il suo modo di rileggere i libri sullo schermo.

Quindi, per la vecchia regola di prima-il-libro, ho comprato il libro.     

Il momento dell’acquisto non è stato semplice. Perché il libro aveva la stessa copertina della locandina del film e io sarò snob (sono snob) ma l’idea che Pattinson fosse scritto più grande di DeLillo un po’ mi disturbava. Poi l’ho comprato e ho scoperto che si trattava solo della sovracopertina promozionale, la vera copertina è bianca con la foto della limousine di Eric.

Il sollievo è stato temporaneo. Perché la faccia del vampiro è rimasta appiccicata a quella del protagonista e ha in qualche modo indirizzato la lettura. Il libro è un po’ come il vampiro stesso: elegante, spietato – e credo non sopporti la luce del sole. Le frasi sono minime, ridotte a 7-8 parole. I dialoghi non hanno quasi punteggiatura, scorrono sullo schermo come i titoli di borsa sui monitor a ciclo continuo. Il libro stesso scorre, scivola come l’automobile di sei metri, liscio, antipatico, attraente al massimo. Il fascino del bastardo – e infatti ho fatto il tifo per il miliardario fino in fondo. Il bastardo ha cervello, il libro è intelligente.

Nel film, no. Nel film il miliardario è noioso e capriccioso e le vicende sono un po’ sciape. Le motiviazioni non chiare. L’effetto finale non è né lucido né acuto. Sarà banale dire che il passaggio dal focus sui pensieri del protagonista presente nel libro alla mera trama senza nessuna forma di introspezione del film toglie spessore ai personaggi. Eppure è proprio così: quei pensieri servivano da cornice alla storia. Senza uno sguardo nella mente di Eric e di Benno (non vi sciupo Benno, scopritelo), Eric e Benno cadono giù. Non li capiamo. E, soprattutto, non appassionano.

Non è il solito panegirico meglio-il-libro, il-libro-sempre meglio. E’ una domanda aperta sul perché non si sia fatto qualcosa di diverso per il film per impedire che risultasse così fedele e così povero. Sul perché non si sia trovato uno stratagemma per salvarlo.

Nel frattempo, potete leggere il libro. Fatevi mordere sul collo.

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