Metti gli attentati nel 2003 a Parigi (Paris Kebab)

23 Giu

Il primo elemento che emerge è la precisione quotidiana degli oggetti del terrore. La vaselina per legare gli esplosivi, i telefoni cellulari smontabili che diventano pistole automatiche, il latte come silenziatore e le aspirine come acido di base. I supermercati occidentali come take away per chimici della guerriglia.

Il secondo è  il grado di organizzazione. Nel romanzo di Marco Trucco sono illustrati chiaramente la divisione in sarie- piccoli plotoni di miliziani-, la gerarchia stretta e i gradi di comando strettamente codificati.

Il terzo è l’internazionalizzazione capillare: la capacità di molti degli attori dello scenario di essere presenti in tutti i luoghi coinvolti e di integrarsi a vari livelli con la popolazione civile – si parli di guerriglieri nel maquis algerino, di semi-infiltrati del Mossad israeliano o delle telecamere di controllo francesi occultate dai semafori.

Come molti dei libri sul terrorismo, Paris Kebab presenta uno scenario che effettivamente spaventa per la sua esattezza nella probabilità e per le dinamiche che, oltre ad essere vere, sanno anche essere verosimili.

Tuttavia, forse ciò che ho più apprezzato del romanzo è la capacità di cambiare il punto di vista più volte nel corso della narrazione, impedendo di formarsi una idea fissa sui personaggi e sulle istituzioni. Complessificando la banale dualità tra buoni e cattivi se ne scopre una nuova, forse più utile: quella tra ingenui e opportunisti dei disequilibri mondiali.

Per concludere, Paris Kebab è anche il libro di un viaggio – come si rifletteva ultimamente, quali libri davvero non lo sono?

Credo sia impossibile non farsi conquistare da almeno uno dei luoghi descritti – io, per esempio, voglio assolutamente andare a Algeri e Parigi, vabbé, è un luogo del cuore. Per rintracciarli e conoscerli meglio anche lo stesso sito web del romanzo propone schede di approfondimento. Buoni percorsi!

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