Letto e viaggiato: Laura incontra la Scozia, le cornamuse, Welsh, Burns (e molto altro)

17 Set
Per la serie Letto e viaggiato, Laura ci racconta delle sue vacanze in Scozia – sì, avete già conosciuto Laura qui.  
Dove sei stata? Qual è stato il vostro itinerario?
Scozia! Prevalentemente Lowlands, con una piccola incursione nelle Highlands meridionali. Arrivo a Edimburgo, giusto in tempo per la fine del Fringe Festival, uno dei festival delle arti più grandi al mondo, a cui, tra l’altro, si affiancano un sacco di festival collaterali, tra cui anche il Festival internazionale del libro. Dopo 3 giorni (troppo pochi!) abbiamo preso una macchina a noleggio e ci siamo diretti alla Rosslyn Chapel (resa famosa dal libro di Dan Brown Il Codice Da Vinci), a Perth, per visitare lo Scone Palace, località, citata nel Macbeth, in cui venivano incoronati i re scozzesi, e il castello di Sterling (bello il primo, evitabile il secondo), poi Oban, cittadina di mare nata intorno a una distilleria di whiskey sulla costa occidentale e infine Glasgow, città natale di Mackintosh e ex-polo industriale.
La cosa che ti è piaciuta di più del viaggio e il rimpianto più cocente!
L’atmosfera di Edimburgo, vivace e rilassata al tempo stesso e l’ospitalità degli scozzesi. Pensavo di incontrare un popolo più chiuso e invece sono fieri della loro terra e non vedono l’ora di raccontarla a chi la vuole conoscere. A Edimburgo, durante il festival, dei volontari organizzano tour guidati gratuiti per il Royal Mile, svelando la storia segreta della città attraverso quelle di personaggi di spicco che ci hanno vissuto. Allo Scone Palace c’è un assistente in ogni stanza che, una volta rotto il ghiaccio chiedendoti la nazionalità, trova un punto di connessione tra essa e qualcosa del patrimonio del palazzo e inizia a raccontare aneddoti.  E anche le persone, anche quelle con la faccia più truce che fumano fuori dai pub, appena chiedi un’informazione si aprono in un sorriso e cercano di essere d’aiuto.
Più che un rimpianto, un motivo per tornare: in Scozia chiude tutto molto presto e non siamo riusciti a vedere tutto quello che avremmo voluto. Una cosa di cui non sono riuscita a capacitarmi sono i Cafè che servono tè e dolcetti, che chiudono alle 17…ma in effetti per loro è giusto un’oretta prima di cena e ci sta che non sentano il bisogno di far merenda come un turista il cui ultimo pasto risale alla colazione (ehm). Quello che mi è dispiaciuto di più è non essere riusciti a vedere le isolette al largo di Oban con i relativi abitanti (foche e pulcinelle di mare) e i panorami delle Highlands, ma, come dicevo, è un motivo per tornare.
Cosa hai letto durante il viaggio?
A questo punto devo fare outing: io durante i viaggi, a meno che non si prevedano lunghi spostamenti in treno – unico mezzo di trasporto su cui riesca a leggere – non porto alcun libro. La sera preferisco fare una passeggiata per vedere come cambiano le città di notte e durante il giorno ci sono pochi spazi vuoti, che nel caso riempio chiacchierando con eventuali compagni di viaggio. Principalmente leggo le pubblicazioni locali relative alle attività in corso nel luogo dove mi trovo. Di solito però compro almeno un libro in loco. Questa volta ho fatto tripletta: sono stata incuriosita da The Stone of Destiny, di Ian Hamilton, la storia di come alcuni studenti, tra cui l’autore, negli anni Cinquanta rubarono la “Pietra del destino” da Westminster Abbey per riportarla sul suo suolo natio. La pietra è una specie di panca composta da tre blocchi di pietra ad indicare l’unità del popolo, del governo e della terra scozzesi, su cui, da quando si ha memoria, venivano incoronati i re di Scozia (e infatti una copia si trova allo Scone Palace). Era stata portata a Londra da Edoardo I d’Inghilterra nel XIII secolo e non era mai stata restituita. Quattro studenti con forti sentimenti nazionalisti consideravano giusto riaverla su suolo scozzese e il giorno di Natale del 1950 la prelevarono dall’abbazia inglese dove vengono incoronati i re Britannici e la riportarono in Scozia. E’ stato un momento importante nella storia della ridefinizione dell’identità scozzese e mi è sembrato che il libro che lo racconta potesse aiutarmi a capire meglio l’orgoglio scozzese.
Gli altri due libri sono un libricino di poesie di Robert Burns, poeta scozzese che non conoscevo e che mi è stato presentato dalla commessa come “una volta che avrai letto le sue parole capirai perché aveva tanto successo con le donne…se a me un uomo parlasse così…Uh!”. Il terzo non è proprio un libro: è un catalogo. Il catalogo della mostra del 150° anniversario della Edimburgh Photographic Society: le foto sono bellissime e visitare la mostra è stato un fuoriprogramma che ha entusiasmato tutti. Tra gli altri libri che avevo adocchiato ci sono quelli ambientati a Edimburgo di Alexander McCall Smith (44 Scotland Street, Espresso Tales) e di Irvin Welsh (Trainspotting), e One city, un libro con tre racconti ambientati a Edimburgo di Welsh, Rankin e McCall Smith, con prefazione di J.K. Rowling …messi nella “to read list” ora che ho conosciuto le atmosfere in cui sono ambientati.
Oltre ai libri, c’era altro che ti aveva stimolato in modo particolare per questo viaggio?
Sì, a dire il vero la componente extra-libri per questo viaggio è stata preponderante. Alla Scozia associo musica e paesaggi, cornamuse, colline verdi e scogliere a picco (senza stereotipi, eh!). In particolare, una canzone che ho sentito per la prima volta durante uno spettacolo del Teatro delle Albe di Ravenna: Scotland the Brave. Sarà stato Braveheart (altro riferimento), ma è pavloviano: Cornamusa = verde, vento e libertà! 
Infine, 3 libri che consigli!
Quelli presi in Scozia li sto leggendo ora. Tra gli ultimi che ho letto che mi hanno aperto una porta verso una parte di mondo e di vita che mi incuriosiva, ma che non conoscevo bene:
1. Just Kids, di Patti Smith. Per scoprire la New York anni ’70, la voglia di arte e di condivisione che c’era a quel tempo e per ricordarsi che nonostante gli ostacoli che inevitabilmente si trovano sulla propria strada, la determinazione, la fiducia nelle proprie capacità e la condivisione del percorso con qualcuno rendono il viaggio possibile e bello da compiere.
2. Un indovino mi disse, di Tiziano Terzani. Accettare un limite come un’opportunità per attraversare quella che si pensa essere la linea dei propri limiti, o semplicemente, della propria routine.
3. Eat, pray, love, di Elizabeth Gilbert. Nonostante i pareri contrastanti dei critici puristi che o l’Adelphi o niente. C’è il viaggio, c’è la ricerca di qualcosa di più alto, c’è l’umorismo gentile di chi, nel rimettere insieme i pezzi della propria vita, accetta le proprie debolezze e da lì ricostruisce.
4. Aggiunta last minute: ieri, girovagando per il Libraccio, ho scoperto Habibi, una grafic novel di ambientazione araba di Craig Thompson… un investimento da fare! 🙂
Grazie mille a Laura, che mi ha strappato lacrimucce di commozione – e ha ovviamente scattato tutte le foto del post. La trovate spesso su Twitter e meno spesso (ma con contenuti di ottima qualità) sul suo blog
Il prossimo appuntamento di Letto e viaggiato sarà dedicato all’Islanda, quindi preparate il plaid copriginocchia!
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Una Risposta to “Letto e viaggiato: Laura incontra la Scozia, le cornamuse, Welsh, Burns (e molto altro)”

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  1. 3 unexpected things I discovered about Scotland | La città che non ti aspetti - ottobre 28, 2012

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