Albero genealogico del libero amore (L’arte della gioia, Goliarda Sapienza)

27 Set

L’arte della gioia è un libro che ho puntato per mesi, tentando disperatamente di inserirmi nel giro del quando-l’hai-finito-me-lo-passi? Prima ce l’aveva Michela, poi Marzia, (o prima era Marzia poi Michela?), poi Giulia se lo è portato in Canada, o se lo voleva portare, poi l’ha ripassato, poi forse lo voleva Francesca – poi alla fine, vabbé, l’ho comprato: e a quel punto ho scoperto che in quel momento non lo stava leggendo più nessuno.  Questa attesa di un anno, tuttavia, non è stata inutile. Tra i vari passaggi di femminea mano il libro è man mano cresciuto, si è arricchito di impressioni, di è bellissimo, di qualche dubbio, ma soprattutto di molti leggilo, leggilo.

Trovo poche definizioni più adatte di quella di Elena: che L’arte della gioia dovrebbe essere una lettura obbligatoria per tutte le signorine. Signorine, leggete Goliarda Sapienza per imparare il sentimento vero, profondo, passionale, non egoista e sì, transitorio. Signorine, leggete di come si possa amare allo stesso modo un uomo o un’altra donna, di come si possa cercare di non essere schiave -soprattutto da se stesse-, di come sia necessario sfuggire ai conventi e ai fascismi. Signorine, leggete, perché una voce così bella non capita spesso – e perché vi innamorerete di tutti i personaggi a ruota (e del loro accento siciliano). 

Io l’ho finito, se volete ve lo passo. 

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4 Risposte to “Albero genealogico del libero amore (L’arte della gioia, Goliarda Sapienza)”

  1. Silvia O. settembre 27, 2012 a 8:32 am #

    Quando lo lessi, qualche anno addietro, d’estate, lo trovai disturbante. Il che, ad oggi, mi appare come un attributo piuttosto interessante per un romanzo… Ricordo che mi parve di percepirvi un qualcosa di forzato, una gioia troppo cercata, un avvicendarsi profondo di intensità che mi risultava vagamente soffocante ed estraneo. Di quel libro mi respingeva la tensione che sembrava abitare ogni pagina, pur nella grandezza di una prosa illuminata. Per me, ricordo, era un po’ “troppo”. Ho molte amiche che l’hanno amato in modo immediato. Grazie per il tuo post, perché ha innescato il meccanismo più interessante che una recensione possa fare. Ovvero, suscitare la voglia di riprendere in mano questo libro. Baci!

    • labrocheuse settembre 27, 2012 a 12:55 pm #

      …e grazie a te per essere passata. No, il libro non piace a tutti (tutte) nello stesso modo ma suscita molti pensieri e discussioni – e questo, forse, è già un buon effetto in sé.
      Un abbraccio!

      • Michela O. ottobre 5, 2012 a 4:45 pm #

        non vorrei fare la secchioncella.di turno..però, anche se vengono esplorate tematiche universali…trovo comunque necessario storicizzare il romanzo. La sua carica rivoluzionaria, se uscisse oggi, sarebbe sicuramente moooolto più contenuta.
        Comunque parlare come scrive Silvia di una “gioia troppo cercata, un avvicendarsi profondo di intensità che mi risultava vagamente soffocante ed estraneo”, è sicuramente un commento azzeccato! Estraneo ai nostri ambienti di crescita ed educazione, soffocante nella disperata necessità di autoaffermazione ed emancipazione da ogni “recinto sociale ” che la nostra Modesta incontra.
        L’emancipazione dalle convenzioni riguardanti la sessualità poi, sarebbe un argomento da riempire di commenti questa pagina, e io personalmente trovo che sia uno degli aspetti più moderni del libro.
        Mi sto trattenendo.. non voglio dire altro se non che.. sia se lo amerete sia se lo odierete, sarà difficile scordarlo !

  2. simonetta ottobre 19, 2012 a 9:07 am #

    la storia di chi non aspetta la gioia dalla vita ma la costruisce nella vita che gli è toccata con determinazione e libertà e forza e pensiero… penso alla lunga gestazione del romanzo, alla determinazione dell’autrice stessa…ogni donna dovrebbe imparare la levità, la determinazione di Modesta…

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