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Pedalando con sbadata vitalità: intervista a Eva Montanari

8 Mar

E’ con grandissimo piacere che riprendo le interviste agli illustratori del venerdì. Tutti pronti a conoscere Eva Montanari?

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Qual è stato il tuo incontro con l’arte?
Essendo nata in Italia ed avendo avuto insegnamenti di storia dell’arte a scuola, direi che mi ci sono “naturalmente” appassionata anche se all’inizio l’interesse per l’Arte scorreva parallelamente a quello per le storie e alla voglia di raccontare con le immagini, mentre solo quando ho cominciato  a pensare all’illustrazione con serietà mi sono resa conto che ci era confluito dentro.

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Com’è nato il progetto Indovina chi viene a cena? e come nascono in generale le idee per i nuovi libri?

Forse nelle mie precedenti parole è già emersa la passione che ho per le storie, quelle storie che hanno nutrito le nostre immaginazioni e ci hanno portati altrove, ci hanno fatto scoprire nuovi modi di pensare noi stessi e il mondo…beh..in Indovina chi viena a cena volevo raccontare proprio questo.

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Quali sono le tue fonti di ispirazione?

Sono le più varie e differenti e mi influenzano moltissimo a fasi alterne. Ad esempio da tempo desideravo vedere il ciclo di affreschi di Beato Angelico che c’è al convento di S.Marco di Firenze, domenica scorsa ho passato la mattinata ad ammirarne i dettagli e devo ammettere che lunedì il ricordo di queste figure permeate di luce ha influenzato non poco il lavoro che avevo iniziato e che avrebbe pututo altrimenti prendere un’altra direzione.

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Come si svolge la tua giornata tipo?

Di solito mi alzo abbastanza presto, se non devo usare colori spesso vado in biblioteca altrimenti rimango a casa ad aggiungere disordine alla stanza alla ricerca di qualcosa che assomigli alla visione di un possibile ordine sul foglio…
Spesso vado a correre, camminare, nuotare al mare che è a cinque minuti da casa, alla sera a volte vado al cinema.

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Che rapporto hai con la lettura? Potresti darmi tre consigli di lettura?

Lettura sempre…anche ascolto di letture ad alta voce mentre disegno!
Tre consigli di lettura…dunque che responsabilità..proviamo con tre libri che mi sono piaciuti di recente:
La metafisica dei tubi di Amelie Nothomb , Ali di Babbo di Milena Agus e l’Orlando Furioso dell’Ariosto raccontato da Italo Calvino che non avevo ancora letto!

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Quale sarà il tuo prossimo progetto?

Ho appena finito un libro in cui ci sono Pisanello, Paolo Uccello, Georges Latour e tanti altri che dovrebbe uscire a breve, per il momento solo a Taiwan..

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Infine, se ti va, presentati.

Eh eh, questa è la domanda più difficile…nelle ultime pagine di in un libro che è uscito diversi anni fa avevo disegnato un mio autoritratto ironico mentre pedalavo in mezzo alle macchine, con i capelli un po’ spettinati, un libro e i tubetti di colore che saltavano via dal cestino della bicicletta
Aldilà dei dettagli stilistici credo che quel piccolo autoritratto nascosto in fondo a un libro mi rappresenti ancora nella sbadata vitalità, nel desiderio di andare sempre da qualche parte e di andarci con le mie forze e possibilità…pedalando appunto!

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Spero che il mondo colorato di Eva Montanari abbia conquistato anche voi! Trovate Eva, i suoi libri, le sue illustrazioni e le sue sculture tra le gocce di pioggia del suo bel sito.

Da un tavolo vista palme, torrente, montagne: intervista a Anna Deflorian

21 Dic

E l’ultima intervista dell’anno è quella di Anna Deflorian. Sorseggiatela sotto l’albero come fosse una tisana –o una birrina– di Natale. 

Il blog ed io ci prendiamo qualche giorno offline per disegnare, (mangiare), tirare palle di neve e leggere leggere leggere. Torniamo a gennaio, con uno zainetto di neve fresca. Auguri!

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Qual è stato il tuo incontro con l’arte?

Una litografia sul muro del salotto dei miei: un ritratto femminile fatto di poche linee grosse e nere, i capelli raccolti e gli occhi senza pupille. Non mi ricordo chi è l’autore ma lo trovo ancora molto bello. Ci ho messo un po’, ma mi ricordo il momento in cui ho capito che non era il ritratto di mia madre ma di un’altra donna.

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Quando hai iniziato a fare l’illustratrice?

Da qualche anno.

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Come procede il tuo lavoro di illustrazione? Qual è il rapporto che cerchi e crei con il testo che illustri?

Non lavoro molto con i testi altrui; in quei casi molto dipende dalle variabili del lavoro quali richiesta, il tipo di pubblicazione, il genere del testo, i tempi.
Quando lavoro autonomamente, se decido di usare il testo questo segue lo sviluppo del disegno, non c’è un rapporto da cercare perché sono elementi organici di un unico lavoro. Non saprei descrivere un processo del lavoro, ogni caso è diverso.

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Mi descriveresti la tua giornata tipo?

Parte della mia giornata si svolge su un bus da e per il mio studio. Raggiungo il mio studio nella Centrale di Fies, una centrale idroelettrica di epoca austroungarica, adesso adibita a luogo di produzione di performing art. La maggior parte della giornata dunque la passo al mio tavolo vista palme/torrente/montagne, non è un luogo privo di distrazioni ma si sta molto bene.

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Quali sono le tue fonti di ispirazione? 

Come tutti faccio un po’ di ricerca iconografica su internet, vado alle mostre e se c’è un argomento su cui voglio lavorare leggo dei libri, però non lo so, non rifletto sull’ispirazione, è più complicato di così.
Comunque, ad esempio, ieri ho passato qualche ora su delle raccolte di dipinti mediorientali medievali e su un sito di massoni americani che vendono stickers e patches fatti da loro, mi fanno impazzire.

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Che rapporto hai con la lettura? Potresti darmi tre consigli di lettura?

Un buon rapporto. Non ti conosco quindi non saprei cosa consigliarti, ma i miei ultimi tre libri sono:
Occhiacci di legno di Carlo Ginzburg.
Sola a presidiare la fortezza di Flannery O’Connor.
Non è una lettura ma: mi hanno prestato ed è ora in bella mostra su una poltrona del mio studio un libro Taschen su Emilio Pucci, gigante, bellissimo.

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Quale sarà il tuo prossimo progetto? e/o Quale autore o testo vorresti tanto, tanto illustrare?

Appena finisco quello su cui sono adesso vorrei fare un altro libro, poi altre ceramiche, e cose un po’ più “industriali”.
No, non c’è un testo che vorrei illustrare, ma in futuro vorrei collaborare con qualcuno che scrive.
I testi che amo sono romanzi del Novecento e che sono perfettamente autonomi e nella loro forma. Magari è un discorso un po’ più complesso, ma non è estremista o iconoclasta.

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Infine, se ti va, presentati.

Ho 27 anni e da qualche mese sono tornata in Trentino, che è bellissimo, ma sto vivendo un periodo un po’ traumatico dopo anni di Bologna e lunghi periodi all’estero. Mi piace lo spumante e sono pazza per i cani. Ciao.

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Trovate altri lavori di Anna Deflorian sul suo sito e su tumblrGrazie mille Anna!

Vieni a farti la tua fanzine di Natale (ma ironica) al workshop di Micro – intervista con Marco Nicotra e Giuliana Tammaro

12 Dic

Ricordate Micro, il festival di editoria indipendente? Ne avevo già parlato qui e qui e chi segue un poco questo blog sa quanto mi appassioni il tema dell’autoproduzione in editoria. Beh, sopresa di Natale: Micro torna per un workshop natalizio, domenica prossima 16/12 all’Elita Christmaspark (Teatro Franco Parenti, Milano).

In questa occasione ho fatto due chiacchiere con Marco Nicotra e Giuliana Tammaro, che guideranno il workshop. Ecco cosa mi hanno raccontato. 

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Una definizione di “autoproduzione” per profani.

Mettere su carte un’idea creativa.
Seguire la produzione dal concept alla realizzazione del prodotto finito fino alla distribuzione.

Autoproduzione VS editoria mainstream: in quali casi una delle due funziona meglio dell’altra?
Le due realtà non riteniamo siano in competizione essendo molto diverse tra loro a partire dagli obiettivi per cui esse esistono.

Non sono legate alle stesse logiche, soprattutto a quelle di mercato.

Per questo la prima, quella di cui ci occupiamo noi, permette una libertà espressiva maggiore: autoprodurre significa essere liberi di esprimere il proprio punto di vista senza sottostare a vincoli esterni.

Consigli pratici per la propria prima fanzine: cosa mi serve? Come inizio?

Si inizia da una idea che leghi l’intero progetto editoriale associata al desiderio di renderla concreta e alla consapevolezza che sarà necessario anche un investimento economico, seppure moderato.

Dopodiché la cosa fondamentale è replicarla in più copie: 5,10, 30, 100, in base alla distribuzione che si intende fare.

Replicare è importante perché differenzia la pubblicazione rispetto al libro d’artista e l’avvicina all’oggetto di design, che come si sa deve poter essere riprodotto in più copie.

 …e voi, come avete iniziato? Qual è la vostra storia?
Abbiamo iniziato seguendo progetti diversi ma che ci hanno portato ad incrociare le nostre strade.

Marco, appassionato di fanzine, da collezionista è diventato lui stesso editore con BOLO Paper, casa editrice di Milano incentrata sui temi della grafica.

Giuliana, anche lei appassionata di editoria, ha sviluppato con Silvia Basso una piattaforma di comunicazione delle realtà indipendenti italiane, BRANCHIE, che si avvale – anche – di una sezione di Publishing.

Nel seguire i nostri rispettivi progetti abbiamo finito per incontrarci e collaborare sempre più intensamente fino a dare vita al festival di editoria indipendente MICRO, tenutosi lo scorso ottobre a Milano, che ha visto la partecipazione di 23 editori internazionali, di ospiti speciali, laboratori, musica live e performance.

Il vostro prossimo progetto?
LAST CHRISTMAS! un workshop sul selfpublishing il cui obiettivo sarà imparare a produrre una fanzine da tenere o da regalare.

Una rivisitazione ironica del Natale con tutti i materiali che in questo periodo si possono trovare: “Last Christmas” si ricollega sia alla famosa canzone natalizia che alla profezia Maya.

Oltre ad insegnare il processo produttivo, forniremo tutto il necessario alla produzione di una fanzine. Ad ogni partecipante, infatti, verrà consegnato un pacchetto regalo contenente vari elementi utili al fine di comporre la pubblicazione: carte da regalo, ritagli, adesivi natalizi.

Per informazioni o per aderire basta scrivere una email a info@microfestival.it

Sospettiamo ci sarà da divertirsi 🙂

Tre consigli di lettura per tutti (da produzioni indipendenti o non)
Beh noi non leggiamo…….. ahah scherziamo.
Più che altro l’editoria di cui ci interessiamo è quella legata al visivo quindi vi consigliamo un po’ di editori di cui apprezziamo il lavoro, e che sono stati i selezionati per la prima edizione di MICRO festival:
0-100 (IT), Aalphabet (IT), AKV Berlin (DE), BOLO Paper (IT), Canicola (IT), Celeste (IT), Cesura Publish (IT), Delebile (IT), Emidio Bernardone (IT), Eric Winkler (DE), Fortino Editions (US), Gloria Glitzer (DE), Lök (IT), Nurant (IT), Mekanik Copulaire (FR), Print about me (IT), Solo ma non troppo (FR), Strane Dizioni (IT), Talkinass (IT), TBooks Cologne (DE), Topipittori (IT), Troglodita Tribe (IT), Zweizehn (DE).

***

Ci sono ancora posti liberi per il workshop natalizio di Marco e Giuliana! Se vi interessa, scrivete: info@microfestival.it !

“Senza troppi se e troppi ma” – intervista a Amalia Mora

6 Dic

E’ da quando ho intervistato Daniela Tieni che avrei voluto intervistare anche Amalia Mora, l’altra metà di A Silent Dialogue. E’ stato grazie a quel progetto di coppia che ho iniziato a scoprire -e apprezzare moltissimo- il lavoro di Amalia. Dall’intervista, poi, ho scoperto che ci piacciono anche gli stessi libri.

Spero che il tratto di Amalia Mora vi avviluppi, come ha fatto con me. Buona lettura. 
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Qual è stato il tuo incontro con l’arte?

Un quadro astratto, ma non ricordo il luogo e non ricordo l’autore.

Sicuramente frequentavo le elementari.

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Quando hai iniziato a fare l’illustratrice?

Da circa 4 anni, dritta per la mia strada, senza troppi se e troppi ma (per quanto sia possibile chiaramente).

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Come si svolge una tua giornata tipo?

Collaboro stabilmente con un’agenzia di comunicazione, tutte le mattine e i pomeriggi sono in ufficio. Qui ho anche la fortuna di poter disegnare per alcuni clienti. Dopo le 18 sono a casa dove mi dedico ai miei progetti personali oppure collaborazioni fino a tarda notte.

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Ti faccio una domanda che ho già posto anche a Daniela Tieni: che differenza c’è tra realizzare una illustrazione e intrattenere una conversazione per immagini, come la vostra A Silent Dialogue?

Una conversazione per immagini è parlare, è un esercizio al quale va aggiunta un po’ di tenacia nel volerlo portare a termine, senza liquidare il tuo interlocutore. A volte capita di non aver voglia di  parlare o di aggiungere quel segno in più che rovina tutto. Mi sono resa conto a progetto concluso che Io e Daniela abbiamo avuto cura l’una dell’altra, in termini professionali e non.

Nel lavorare ad una tavola illustrata, per un libro o un progetto personale, ci sono delle restrizioni date dal testo o dal concetto che si vuole esprimere. A Silent Dialogue è ed è stato un flusso di pensieri per immagini, l’attenzione era rivolta all’interlocutore, con una totale libertà di risposta.

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Quali sono le tue fonti di ispirazione? 

Molto spesso sono foto, frasi che mi colpiscono e mi rimandano immediatamente ad una immagine, libri, canzoni, autori e artisti che amo molto.

Mi piace molto guidare, l’autostrada è una gran fonte d’ispirazione.

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Che rapporto hai con la lettura? Potresti darmi tre consigli di lettura?

Persecuzione di Alessandro Piperno, Brevi interviste con uomini schifosi di David Foster Wallace e Cattedrale di Raymond Carver.

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Quale sarà il tuo prossimo progetto?

Ho concluso da poco una serie di tavole illustrate per Ieri, un romanzo di Agota Kristof.

Presto dovrebbe prendere luce in una forma più articolata grazie alla collaborazione di altre persone, ma per ora è top secret.

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Infine, se ti va, presentati.

Ti lascio una canzone, Beginning To See The Light.

Trovate qui altri lavori di Amalia Mora – e non perdetevi i video! Grazie mille Amalia!

Intervista a Lucia Biagi, tra fumetti autoprodotti e pupazzi homemade – con regalo!

30 Nov

Ho conosciuto Lucia Biagi, o Whenaworld, tramite i suoi cactus all’uncinetto, che mi hanno letteralmente conquistata al Lucca Comics di due anni fa. Da lì ho comprato quasi tutto quello che c’era di suo disposizione (a prezzi politicissimi, devo dirlo, si parla di 2-3 euro al pezzo), innamorandomi dei suoi fumetti autoprodotti e dei suoi pupazzi.

Venite con me a fare due passi nel mondo di Whena: c’è una sorpresa (o forse tre) per chi arriva fino in fondo. 

Qual è stato il tuo incontro con l’arte?

Più che con l’arte in generale il mio grande incontro è stato con il fumetto.
Ho iniziato a leggere manga quando avevo 12 anni e non ho mai più smesso.
Ho sentito subito che il fumetto era il mezzo artistico che mi calzava meglio, per me è l’equilibrio perfetto fra narrazione e immagini che lascia la possibilità all’immaginario di viaggiare liberamente.
Con il tempo ho imparato ad apprezzare anche autori americani ed europei che sono più vicini alla nostra cultura visiva ma il mio amore per il Giappone non è mai finito.
Sono affascinata da tutto quello che puo’ offrire, la tradizione, la tecnologia, la cucina, il loro gusto grafico e i secoli che hanno impegnato a sviluppare ed estendere il fumetto oltre ogni limite. E non dimentichiamoci tutto il loro mondo kawaii!
Oltre che ai fumetti ho anche avuto una parentesi di passione per il writing e la street art che è però rimasta tale…

Tu sei laureata in ingegneria informatica. Quando hai iniziato a disegnare e quando hai capito che volevi cambiare mestiere?

Ho iniziato a disegnare quando ero alle medie ma l’ho sempre considerato un hobby. E’ stata proprio ingegneria a farmi capire che volevo che diventasse qualcosa di più e questo forse è l’unico merito che posso riconoscerle!
Quando ero al secondo anno ero così esasperata che mi sono iscritta per un semestre ad un corso di fumetto privato a Bologna.
E’ stato l’unico studio “artistico” che ho fatto ma mi ha aperto una finestra su un mondo che non conoscevo. Ho cominciato a disegnare in maniera più organizzata e dedita da allora.

Oltre ai tuoi fumetti crei oggetti e pupazzi. Come si parlano queste attività? E come hai imparato a lavorare con maglia e uncinetto?

Anche in questo caso sono totalmente un autodidatta, ho iniziato 7-8 anni fa con il panno e cucivo soltanto a mano.
Amo molto il mondo del diy e apprezzo il valore di un oggeto unico fatto a mano.
E il piacere di avere miei personaggi in carne ed ossa, anzi in stoffa e imbottitura, era impagabile.
Soltanto in un caso è successo il contrario, dai pupazzi ai fumetti.
Ho cucito dei pupazzi, “Gli elegantissimi”, che sono fondamentalmente animali antropomorfi ben vestiti, e gli ho comprato mobili e suppellettili vari per piazzarli in set fotografici come si deve.
Pian piano hanno acquisito carattere e mi sono ritrovata ad usarli come personaggi in un sacco di storie a fumetti…
Poi mi sono accaparrata la macchina da cucire di mia sorella per borse e altri oggetti più semplici. E per completare il tutto ho imparato l’uncinetto alla giapponese (amigurumi).
Sono diventata un artigiano di tutto rispetto, eheh.

Alcune delle tue opere sono autoprodotte, Che differenze trovi tra i circuiti dell’autoproduzione e l’editoria più tradizionale?

Le differenze sono evidenti, se ti autoproduci hai la libertà ed il controllo totale sul tuo prodotto. Sei responsabile di tutto il processo che porta dalle tavole disegnate al libro vero e proprio: il lettering, la stampa, la promozione e la distribuzione che spesso ti permettono un contatto diretto con le persone a cui arrivano i tuoi albi. Autoprodurmi all’inizio è stata un esigenza ma mi sono resa conto che mi ha permesso di imparare molto e di confrontarmi con diverse problematiche.
L’editoria ti porta sicuramente ad una scala più ampia di pubblico e, alcune volte, ad una sensazione di realizzazione più completa.
Trovo sbagliato credere che l’autoproduzione sia solo un passaggio per arrivare alla pubblicazione.
Insieme ad altre realtà da un paio di anni produciamo Amenità, un’ antologia a tema e siamo in espansione, insomma non uscirò mai dal mondo dell’autoproduzione…

Quali sono le tue fonti di ispirazione?

Gestisco una libreria di fumetti a Torino quindi la mia fonte di ispirazione è vastissima, ho materiale da consultare praticamente infinito. In realtà i più grandi stimoli però mi vengono forniti dalle persone con cui sono in contatto, quando ero a Pisa bastava una chiacchierata muniti di estathe con Tuono Pettinato e Giulia Sagramola per sentirmi incoraggiata e ispirata!
Adesso a Torino con Amenità ho un gruppetto equivalente di fumettisti con cui confrontarmi.

Che rapporto hai con la lettura? Potresti consigliarmi un romanzo e un fumetto/graphic novel?

Tutte le fasi della mia vita sono state accompagnate dall’autore di turno con cui ero fissata.
In gioventù, come tutti credo, ho avuto un periodo di ossessione per Chuck Palahniuk e Irvine Welsh.
Ho praticamente letto tutto quello di Haruki Murakami, Natsuo Kirino e Jeffrey Eugenides, che consiglio vivamente, mentre in questo momento sto leggendo Ritratto di famiglia con superpoteri, edito da Isbn, è molto coinvolgente.
Per le graphic novel l’elenco sarebbe lunghissimo: Ghost World, Summer Blonde, Love and Rockets e Contratto con Dio pensando ai grandi classici. Il mondo di Coo, Quartieri lontani, Una vita tra i margini e Solanin tornando al Giappone, ma ci sono anche autori italiani che consiglierei come Tuono Pettinato, Roberto La Forgia o Manuele Fior…

Quale sarà il tuo prossimo progetto?

Mentre porto avanti l’attività di Belleville Comics e Amenità, ho anche in cantiere dei progetti di libri a fumetti da molto tempo.
Uno è un vero e proprio romanzo a fumetti mentre l’altro è un ibrido fra una guida e un diario di viaggio che è ormai una mia formula consolidata... Non ho ancora un editore, non posso svelarti altro! 🙂

Infine, se ti va, presentati.

Non sono già stata abbastanza prolissa?
Di me posso dirvi che sono pigra e non so fare due cose insieme.
Mi piacciono tutti i tipi di birra e formaggio. Se volete farmi felice, speditene in negozio!
E mi piace rimirare cani o altri animaletti, possibilmente bruttini…
Ma quelli non speditemeli perché sono ancora piccola per avere certe responsabilità.

Spero che Lucia Biagi vi sia piaciuta quanto piace a me. E che capiate che è dolce almeno quanto quattro dei suoi macarons fatti all’uncinetto, perché ha messo a disposizione per un lettore fortunello un pacchettino con alcune sue autoproduzioni – c’è una guida bellissima, un ricettario a fumetti assolutamente necessario nella cucina di tutti voi e una mappa puzzle speciale di cui non vi svelo nulla.  Volete vincere i fumetti di Lucia? Lasciate un commento (anche anonimo, anche di una sola parola) a questo post entro mercoledì 5 dicembre alle 23:59. In bocca al lupo – e: grazie, Lucia!

***

Update: commenti chiusi, estrazione (doppia!) nel weekend!

“Racconto storie di inquietudine e nervosismo – e sono un gattofilo” – intervista a Nicolò Pellizon

23 Nov
Ho scoperto Nicolò Pellizon grazie al suo lavoro presente in Ten steps until nothing -una raccolta di Teiera in cui i vari contributi sono giustapposti in modo perfetto (se non la conoscete sappiate che dovreste conoscerla)- e ho deciso che dovevo intervistarlo. Lui, per fortuna, si è gentilmente prestato al gioco.
A voi, buona lettura! 
Qual è stato il tuo incontro con l’arte?
Non ricordo di preciso. E’ successo presto. Però la mostra che ho visto al Bilbolbul 2010 di David B. e Paolo Bacilieri è stata molto importante per me.
Quando hai iniziato a scrivere e disegnare fumetti? Com’era la tua prima storia?
I fumetti sono stati la tappa di un processo partito dalla pittura.
Con qualche buco nero e qualche pausa di riflessione.
Le mie prime storie erano brutte. Quella che considero per prima si chiama Il Soffio delle Ossa e segue più o meno le regole del racconto di paura. A me ricorda un po’ Daniel Clowes e un po’ Carpenter.
La prima idea per una nuova storia: è una frase o un disegno?
A volte una e a volte l’altra. Non distinguo le due cose. Se poi riesco a partire da un disegno e una qualcosa di scritto è fantastico.
Quali sono le tue fonti di ispirazione? 
È difficile capirlo. Non sono uno che legge di tutto, ma nemmeno uno che trae ispirazione da qualcosa in maniera cosciente.
Per Lezioni di Anatomia potrei dire che la scintilla iniziale è venuta da uno “scorticato” sulla copertina di un disco. Poi nella testa ho sentito la voce di Gianluca Costantini che mi diceva che “disegnare cose noiose è bello” (non so il perché, non ricordo se lo abbia mai detto davvero) e poi qualche settimana dopo mi sono imbattuto in alcuni fumetti guro tentai. Ma forse non è vero.
È possibile che stia mentendo (anche a me stesso) cercando di ricostruire l’ispirazione in un modo narrativo. In realtà è molto più complesso il modo per cui una storia esce dalla testa.
Che rapporto hai con la lettura? Potresti consigliarmi un romanzo e un fumetto/graphic novel?
Leggo dai 2 ai 4 libri al mese (ma non è sempre stato così).
Ti consiglierei La Falce dei Cieli di Ursula K.LeGuin.
E per i fumetti Il Grande Male di David B., Trama di Ratigher e le zines di Roman Muradov.
Quale sarà il tuo prossimo progetto?
Dopo Lezioni di Anatomia un altro libro. Forse due.
Infine, se ti va, presentati.
Mi chiamo Nicolò Pellizzon, scrivo e disegno fumetti. Racconto storie di inquietudine e nervosismo. Uso il pennello e non il pennino (ma non è una regola). Lezioni di Anatomia è il mio primo libro ed è pubblicato da Grrržetic. Sono un gattofilo.
***
Qui il sito e qui il blog di Nicolò Pellizon. Grazie!

“La soluzione giusta ha bisogno di tempo” – intervista a Aurora Cacciapuoti, illustratrice

16 Nov

Di Aurora Cacciapuoti  mi sono innamorata grazie al suo tumblr 52+2 Book Covers, dedicato alle illustrazioni per copertine di romanziFaccio ooooh a ogni copertina, ormai in automatico. E faccio ooooh anche alla scelta dei romanzi. Poi ho scoperto che Aurora disegna anche altre illustrazioni bellissime e ho faccio oooh anche a quelle. Insomma, devo dirvi che anche l’intervista è da ooooh? Godetevela! 

Qual è stato il tuo incontro con l’arte?

Sin da piccola passavo ore in biblioteca a “studiare” le illustrazioni di Quentin Blake e altrettante a casa a pasticciare su fogli, quaderni, muri….

Quando hai iniziato a illustrare? Qual è il tuo rapporto con i testi che illustri?

Quattro anni fa.
Il rapporto con i testi che illustro: lascio che prendano spazio. Aspetto, la soluzione “giusta” ha bisogno di tempo.
In questi mesi, lavorando su CASE ho avuto l’opportunità di illustrate il bellissimo testo di Chiara di Palma, con l’aiuto della brava Monica Monarchesi, che ci ha seguiti in questo progetto.
Il testo di Chiara era davvero pieno di spunti, di immagini, lavorarci è stato interessante e stimolante. Mi ha regalato molto.

Che differenza c’è per te nell’illustrare un intero libro o disegnarne solo la copertina? Mi riferisco in particolare al tuo progetto 52+2 Book Covers.

Un mondo. Il processo che dietro alla creazione di un libro intero è totalmente diverso. Per CASE sono partita con uno studio approfondito del testo, poi le idee si sono concretizzate in schizzi, bozze e ricerca.
Alcuni dei definitivi hanno richiesto tempo, tante prove, tantissime prove. Inoltre lavorare con altri tre illustratori ha significato un ulteriore lavoro per “accordare” le immagini l’una alle altre, lavoro che Monica ha fatto con pazienza e dedizione, grazie anche all’editore Gabriele Cacciatori che ci ha permesso di realizzare questo bellissimo progetto.


Disegnare le copertine è un esperimento che ho iniziato quest’anno a gennaio, per mettermi alla prova e sperimentare.
Lavorare sulle copertine è diventata una vera passione. A volte mi faccio prendere da un’idea e semplicemente mi diverto. Altre volte segno il nome di un libro che mi è piaciuto/interessato tra i miei appunti sulla scrivania, ogni tanto ci ripenso e faccio delle prove sullo sketchbook, finchè qualcosa non mi convince. Mi piace anche rileggere brani del libro e lasciare che questi mi ispirino.
Illustrare una copertina non è semplice, a volte ci si sente come degli equilibristi.
Inoltre grazie a questo progetto ho riscoperto un interesse particolare per la tipografia.

Quali sono le tue fonti di ispirazione?

A parte i miei autori preferiti, Blake, Ronald Searle, Edward Gorey, Carson Ellis e molti altri (l’elenco sarebbe davvero lungo…), mi faccio ispirare dal carattere delle persone, dalle loro personalità.

Da un anno lavoro anche con i bambini, sarà banale dirlo, ma mi portano tanta energia e stimoli nuovi.


Che rapporto hai con la lettura? Potresti consigliarmi un romanzo e un fumetto?

Il mio rapporto con la lettura, il mio conflitto con il comodino: sempre troppo carico. Inizio un libro, poi un altro, poi una rivista, poi riprendo quell’altro libro, poi ne compro di nuovi.

Romanzi: L’incontro di Michela Murgia e Il figlio di Bakunin di Sergio Atzeni. Fumetti: Complotti notturni di David B. e Les sales historie de Felicien Moutarde di Fabrice Melquiot e Ronan Badel.

Quale sarà il tuo prossimo progetto?

Ho in cantiere due progetti libro e diverse collaborazioni. Staremo a vedere.

Nella tua micro bio ti definisci una Sardinian, Cambridge based illustrator. Quanto conta il luogo in cui vivi per il tuo lavoro?

Moltissimo. Cambridge è una città piena di fermento culturale ed artistico.

Stare qui mi ha fatto anche riscoprire un particolare rapporto con la natura, lo scorrere delle stagioni, i colori.
Amo questa dimensione, la possibilità di potere andare a passeggiare nel verde, avere vicino il fiume, poter utilizzare la bici per muovermi.
Essere vicinissima a Londra inoltre è un notevole vantaggio.


Infine, se ti va, presentati.
Amo il freddo, le serate passate a casa a bere tè e chiacchierare, ma anche quelle in cui si balla musica trash anni 80, il sushi, le foglie in autunno, la Scozia e la mia Sardegna. Vado molto fiera delle mie lentiggini e della mia bicicletta rossa: Chueca.


Trovate Aurora Cacciapuoti sul suo sito, su flickr, tumblr e sul suo blog. Grazie Aurora!

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