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Pensieri sparsi per punti su NW, l’ultimo romanzo di Zadie Smith

24 Ott

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E’ un libro che ho finito da dieci giorni ed è da dieci giorni che penso a come esprimere il mix di sensazioni – sì, è raro, di solito o scrivo subito dopo aver finito il libro o non scrivo più e sì, succede spesso che non scriva niente, perché non tutti i libri mi porgono un commento. E’ come innamorarsi o come odiarsi o essere gelosi o invidiosi o appassionati: non succede tutte le volte e non è colpa di nessuno.

Insomma, da dieci giorni butto giù appunti. Eccoli qui.

1. Aspettavo un nuovo romanzo di Zadie Smith dal 2005. Ho comprato NW dieci giorni dopo l’uscita, in ebook.

2. Nel 2000 Denti bianchi mi aveva completamente stordito. Come poteva, così giovane, gestire i personaggi così bene? E la trovata finale dei gemelli (no, non la spoilero): quanto ci aveva dovuto pensare? Era geniale. Denti bianchi era perfetto. Generazionale ma spiritoso, multietnico ma brillante. Denti bianchi era stato finirlo e chiedersi per giorni: come ha fatto? come ha fatto?

3. Scrivere un libro ottimo tra i ventidue e i venticinque anni è, probabilmente, una maledizione a vita.

4. E tuttavia: come siamo tutti invecchiati. Quanto erano giovani Zadie Smith, la vostra lettrice qui scrivente a 17 anni e il mondo prima dell’undici settembre, della crisi economica, dell’euro allo sfascio, del lo-sapete?

5. Se questo libro è più pesante non è solo colpa della Smith. Tutto il contesto è diventato più pesante.

(6. Che poi a me Della bellezza era piaciuto. Alcune scene mi si rigirano in testa ancora oggi – come la coppia di genitori che fa l’amore.)

7. Ok, adoro questi romanzi a frammenti, questi romanzi a rimandi, questi post-romanzi. (La Egan, la stessa Sofia di Cognetti.)

8. Ma Zadie, bisognava per forza mettere le parentesi, i prima e dopo? Quell’avvio così lento? L’ho scontato volentieri, però: non ti rende giustizia.

8. Non cadere nell’errore di credere che sia casuale. Zadie Smith è nutrita di teorie della letteratura, in parte le scrive. La scrittura per frammenti, la scrittura per titoli, la scrittura mista tra generi traspone in modo fedele Barthes, Derrida. E lei lo sa benissimo e ci gioca.

9. Non credere che basti tagliuzzare un romanzo per avere frammenti. Che i frammenti siano facili. I frammenti sono difficilissimi.

10. E comunque ci voleva fegato per tornare nel set mentale di Denti bianchi. Della Londra ai margini.

11. Leggere, leggere e rileggere Cambiare idea. I saggi di Zadie Smith sono scorrevoli come un racconto.

12. E’ anche molto ironico, comunque, NW.

13. Leggetelo. Poi direte che “vi è piaciuto meno”, ma leggetelo.

14. A me? Io apprezzo il coraggio. Apprezzo l’uso della lingua – a tratti poesia. Apprezzo l’inglese musicale. C’è stile. Lo stile di poter, anche, trascinare. Volendo.

Frammenti di un’amore analizzato (J. Eugenides, The Marriage Plot)

20 Apr

Le biblioteche, le feste, le biblioteche. Il codice binario delle sigarette. Le analisi, le continue analisi. Le frasi incomprensibili. Gli amori pensati, gli amori strapazzati, gli amori analizzati e psicanalizzati. Le citazioni, le citazioni continue. Le lettere scritte a mano. I film in bianco e nero, i film con i sottotitoli. I farmaci. La letteratura come un labirinto, come uno schema, come un quadrato. I Frammenti di un discorso amoroso, i quest’estate-vado-in-India. Il metalinguaggio, il meta-meta linguaggio. Il più profondo è la pelle. Derrida, Deleuze, Barthes e i classici dell’Ottocento.

The Marriage Plot: un libro sui libri, un libro attraverso i libri. Sul rapporto difficile, sul rapporto ossimorico tra analisi e amore: su come non si possa non analizzare ciò che si ama, su come si ami profondamente ciò che si analizza, su come ogni analisi sia un’analisi su se stessi.

Per chi: ha studiato semiotica, per chi ha studiato filosofia e letteratura, per chi ama (e ha amato, e se ne è vergognato, e tuttavia ricorda) strutturalismo, post-strutturalismo, decostruzionismo. Non per chi: ha amato moltissimo Middlesex. The Marriage Plot è estremamente gradevole ma no, non è un Pulitzer.

The Marriage Plot è il terzo libro di Jeffrey Eugenides. In Italia è pubblicato come La trama del matrimonio (Mondadori, 2011). Per una lettura critica consiglio l’articolo di Steven Johnson per il New York Times, I Was un Under-Age Semiotician (sì, eravamo tutti semiotici minorenni).

Grazie a Barbara, che posa nell’immagine con la mia vecchia copia dei Frammenti di un discorso amoroso. Nella stessa giornata Claudia ha scattato queste foto a tema assenza – probabilmente perfette per illustrare la scena madre tra Leonard e Madeleine. Buona lettura.

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