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The Casual Vacancy: apologia (parziale) dell’ultima Rowling

19 Nov

La premessa è che ho gustato molto Harry Potter. Ci sono cresciuta insieme, per quanto già un filino troppo adulta. Faccio ovviamente parte della generazione di costoro che hanno dovuto aspettare molto tra un libro e l’altro (passano dieci anni tra il primo e l’ultimo): quando ho letto il primo avevo 16 anni ed ero in vacanza studio in Inghilterra, quando ho letto l’ultimo avevo già finito l’università. Era, Potter, un bel modo per staccare da tutto il resto – e lo è stato per sette volte di fila in sette periodi molto diversi, un elemento che già da solo secondo me è un punto di merito.

Stephen King definisce la saga di Harry Potter con una formula molto azzeccata parlando di “storia pura: si tratta di una fluidità della scrittura, di un concatenamento perfettamente oleato delle frasi e delle pagine che non sempre si ritrova in testi più letterari, ma anche difficile da ricreare in storie per bambini e letteratura di -diciamo- serie B. E questo è un altro punto di merito.

E’ Proust, la Rowling? E’ Joyce, è la Austen, la Egan? Ma per favore, certo che no. Ma sa mandare avanti una storia leggera in modo accattivante – e in questo non c’è nulla di male (e qualcosa di buono).

Com’è, quindi, The Causal Vacancy? E’ come Harry Potter, ma senza la magia. Come Harry Potter, non è per bambini e non è solo per adulti: è ottimo per la fascia di età dei ragazzi al liceo – e non a caso la metà dai protagonisti ha circa 16 anni. (Perché l’hanno venduto come libro per adulti? Non lo so, sarà marketing. Comunque è un libro che becca dai 14 anni in su.)

Anche Harry Potter è un misto di disagi di tutte le età, di relazioni che non funzionano, di disparità sociali e economiche. Solo che la magia rende tutto più colorato, più divertente, più liscio dorato aereo come un boccino da quidditch. Nell’Inghilterra di provincia di The Casual Vacancy ci si diverte meno, o meglio: l’eroina è più concreta di Voldemort.

Tuttavia il libro scorre (peccato per il finale, davvero – no, niente spoiler) e mi chiedo cosa si aspettasse esattamente chi protesta a gran voce contro tutta l’operazione. Che la Rowling non sia da Pulitzer è chiaro a tutti (anche alla stessa Rowling), ma ha scritto una storia decente – senza fascino eccessivo ma leggibile.

Per Natale, comunque, ho chiesto a Babbo Natale di portarmi al parco londinese a tema Harry Potter. Burrobirra, aspettami. 

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