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Harry Potter dai libri ai film, ovvero: ottimi motivi per andare a Londra

4 Feb

Che io sia una grande fan di Harry Potter era già stato confessato qui. Che abbia progettato una gita a Londra con lo scopo principale di fare una visita allo studio Warner Bros dedicato ai film del maghetto, beh, segnala che ho un ragazzo pazzo -ehm, appassionato– almeno quanto me.

Parto dalla fine dicendovi subito che ne vale assolutamente la pena, non solo per chi ha amato le storie della Rowling ma anche per chiunque sia interessato alla difficile traduzione di un libro in un film (o di sette libri in otto film). Attraverso bozzetti, plastici, costumi di scena e interi set ricostruiti, The Making of Harry Potter svela quante abilità diverse e quante professionalità differenti siano state coinvolte nella realizzazione dei lungometraggi. Dai dipinti ad olio del castello di Hogwarts alle tappezzerie dipinte a mano di casa di Sirius, dalla porta della camera dei segreti all’enorme ragno Aragog: tutto ciò non è stato aggiunto al computer, esiste davvero – e lascia a bocca aperta.

Godetevi alcune (molte!) foto della gita. In fondo al post trovate qualche informazione pratica per raggiungere, anche voi, il castello di Hogwarts.

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I Warner Bros studios che ospitano l’enorme mostra dedicata alla realizzazione dei film di Harry Potter sono a circa 30 miglia da Londra, a Watford. Per arrivarci senza noleggiare un’auto avete due possibilità.

La prima, che è quella che abbiamo seguito noi, è di prendere un treno da London Euston (una stazioncina centrale di Londra) fino a Watford Junction: il viaggio dura circa 20 minuti e ci sono circa 2-3 treni veloci al’ora. Da Watford Junction un servizio di navette vi porterà direttamente agli Studios: al momento passano due navette all’ora, ai minuti 20 e 50 di ogni ora. Tutto sommato per questa soluzione dovete considerare un’ora e mezzo di viaggio (due se siete molto ansiosi). Agli studios ci sono comunque un ristorante, una caffetteria e il negozio di gadget per allietare chi è troppo in anticipo.

La seconda possibilità è prendere un autobus che parte dalla stazione Victoria: pagherete in tutto una decina di sterline in più a testa tra ingresso e trasporti, ma nel caso siate bimbo-muniti si tratta sicuramente di una soluzione più comoda.

In entrambi i casi ricordatevi di comprare i vostri biglietti in anticipo: è opportuno programmare la gita qualche settimana prima per essere sicuri di avere il proprio coupon per il binario 9 e 3/4.

Infine, nel caso non vi avessi ancora entusiasmato abbastanza: sì, gli studios sono uno dei due luoghi al mondo in cui potete gustare la burrobirra (e fa schifino). Ma volete mettere una passeggiata per Diagon Alley?

The Casual Vacancy: apologia (parziale) dell’ultima Rowling

19 Nov

La premessa è che ho gustato molto Harry Potter. Ci sono cresciuta insieme, per quanto già un filino troppo adulta. Faccio ovviamente parte della generazione di costoro che hanno dovuto aspettare molto tra un libro e l’altro (passano dieci anni tra il primo e l’ultimo): quando ho letto il primo avevo 16 anni ed ero in vacanza studio in Inghilterra, quando ho letto l’ultimo avevo già finito l’università. Era, Potter, un bel modo per staccare da tutto il resto – e lo è stato per sette volte di fila in sette periodi molto diversi, un elemento che già da solo secondo me è un punto di merito.

Stephen King definisce la saga di Harry Potter con una formula molto azzeccata parlando di “storia pura: si tratta di una fluidità della scrittura, di un concatenamento perfettamente oleato delle frasi e delle pagine che non sempre si ritrova in testi più letterari, ma anche difficile da ricreare in storie per bambini e letteratura di -diciamo- serie B. E questo è un altro punto di merito.

E’ Proust, la Rowling? E’ Joyce, è la Austen, la Egan? Ma per favore, certo che no. Ma sa mandare avanti una storia leggera in modo accattivante – e in questo non c’è nulla di male (e qualcosa di buono).

Com’è, quindi, The Causal Vacancy? E’ come Harry Potter, ma senza la magia. Come Harry Potter, non è per bambini e non è solo per adulti: è ottimo per la fascia di età dei ragazzi al liceo – e non a caso la metà dai protagonisti ha circa 16 anni. (Perché l’hanno venduto come libro per adulti? Non lo so, sarà marketing. Comunque è un libro che becca dai 14 anni in su.)

Anche Harry Potter è un misto di disagi di tutte le età, di relazioni che non funzionano, di disparità sociali e economiche. Solo che la magia rende tutto più colorato, più divertente, più liscio dorato aereo come un boccino da quidditch. Nell’Inghilterra di provincia di The Casual Vacancy ci si diverte meno, o meglio: l’eroina è più concreta di Voldemort.

Tuttavia il libro scorre (peccato per il finale, davvero – no, niente spoiler) e mi chiedo cosa si aspettasse esattamente chi protesta a gran voce contro tutta l’operazione. Che la Rowling non sia da Pulitzer è chiaro a tutti (anche alla stessa Rowling), ma ha scritto una storia decente – senza fascino eccessivo ma leggibile.

Per Natale, comunque, ho chiesto a Babbo Natale di portarmi al parco londinese a tema Harry Potter. Burrobirra, aspettami. 

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