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1Q84 a disegni: a ciascuno il suo pasto (o bevanda)

29 Ott

Dopo avere aspettato un anno per leggere il finale di 1Q84 posso dire che, sì, il libro è molto bello. E io non sono di solito appassionata di elementi surreali nella narrazione. Non amo particolarmente quando un mezzo noir vira al fantasy, anche perché il fantasy è spesso usato (ohimé) come un genere salvatrama-anche-quando-la-trama-non-ci-sta. Rischio che Murakami evita perfettamente: gli elementi fantastici non contrastano in nessun modo con la logica stringente della storia e i due aspetti si esaltano a vicenda.

1Q84 è, in realtà, molto rigoroso. Ho già detto altrove che una delle cose che apprezzo di più della scrittura di Murakami è proprio l’attenzione ai dettagli quotidiani, il fatto che si sappia sempre cosa indossino e cosa mangino i personaggi. Quindi la mia dedica di oggi va ai cibi, quasi tutti molto appetitosi, che ci hanno accompagnato tra le pagine.

Con una piccola nota: se avete già letto il primo tomo, affrettatevi a leggere il secondo. In caso contrario, leggeteli uno di seguito all’altro. Non sono due libri distinti: si tratta di un romanzo unico (senza riassuntini o facilitazioni all’inizio del secondo volume) ed è meglio evitare di dimenticare dettagli tra le due parti per gustarselo al meglio.

E che qualcuno mi porti a mangiare giapponese a pranzo, per favore!

***

Incantati dal cibo nei romanzi di Murakami? Qui un post di qualche mese fa sulle idee schiscetta ne La fine del mondo e il paese delle meraviglie.

(Quando siamo da qualche altra parte) anche se dovremmo essere qui.

10 Ago

Chiudo per ferie: parto per un viaggio e tornerò, come da regola, a settembre. Sono nata il primo giorno di scuola e per me l’anno è sempre iniziato davvero non a gennaio ma a settembre, con l’acquisto dei quaderni nuovi e con il lavaggio della cartella, con le idee fresche e l’agenda pulita. Ma ora, parto!

Sentitevi fortunati, vi ho risparmiato un post sulla tragedia della scelta dei libri da portare con me (ricordate le 70 ore su mezzi di trasporto?). Tuttavia, nel caso dovessi tragicamente mancarvi durante la mia assenza, vi ripropongo alcuni post scritti da questa primavera – e che vi sono piaciuti:

1. Sì, sicuramente le recensioni a fumettiLa ragazza dai capelli strani di DFW e  il domino da ritagliare de Il tempo è un bastardo – ma anche Orgoglio e pregiudizio e zombie,  La voce delle ossa e dieci suggerimenti per diventare un genio (da Katz);

2. Le idee schiscetta dello chef Murakami: ricordate, schiscetta vince sempre, soprattutto in agosto quando bar e tavole calde chiudono;

3. Il fotoracconto della visita di Zerocalcare a Milano;

4. Come fare una libreria con le cassette di frutta: pare ci sia un nuovo trend in atto, è uno dei miei post più cercati più letti (doh!);

5. Infine il mio primo post, dedicato a The Marriage Plot di Eugenides – sì, eravamo tutti semiotici minorenni e sì, abbiamo tutti iniziato da qualche parte.

Passate bellissime giornate, e a presto!

Quanto è grande un biglietto del museo in Giappone?

13 Giu

E’ uno di quei dubbi che non mi fa dormire la notte e, come vi ho già raccontato, è tutta colpa di Murakami. Murakami che dice che le foglie di insalata sono grandi come i biglietti dell’autostrada. E allora, ovviamente, ditemi: come fate a prendere sonno senza sapere quanto sia grande un biglietto dell’autostrada in Giappone? Lo so, sono problemi.

Per fortuna, quando Google non mi viene in aiuto, ci sono altri che lo fanno. Così capita che, per il meraviglioso giro di desideri viaggi e oggetti, quando ci si alambicca su un biglietto dell’autostrada salti fuori invece un biglietto del museo.

Che è bellissimo e mi sono quasi commossa.

Abbiamo quindi ora la prova provata che un biglietto del museo giapponese è grande, più grande dei nostri, e raggiunge le dimensioni perfette per essere, alternativamente: un poggiabacchette,  più di un piedino del 36/37 e, of course, il segnalibro perfetto.

Per il biglietto dell’autostrada giapponese la ricerca è ancora aperta, caso mai ne aveste uno proprio in tasca.

Grazie a Daniele (e a Delia!) per il biglietto, a Simona per i noodles e a un tatuatore folle di Alicante per la formica sul piede.  

Le idee schiscetta dello chef Murakami

2 Giu

Schiscetta è il termine usato nel nord Italia per riferirsi al pranzo consumato sul luogo di lavoro e portato da casa. Non me ne vogliano baristi e ristoratori, ma io sono una grande fan della schiscetta: è sana perché cucino io, è economica ed è veloce – tanto si fa tutto la sera in dose doppia. Tuttavia bisogna trovare cibi che siano ben trasportabili, buoni anche freddi e magari varino un po’ dal lunedì al venerdì (io adoro il riso scotto alle zucchine, ma so che purtroppo non è una passione condivisa).

“Un pranzo sorridente è un pranzo piacente” –  antica massima giapponese. (Di LiloAznAngel)

Nella ricerca di idee per schiscette creative, Murakami mi è venuto in aiuto.  Come gli appassionati sanno bene, nei libri di Murakami l’attenzione per il cibo è molto forte: sappiamo quasi sempre cosa mangino i protagonisti e spesso li seguiamo nella fase di preparazione dei pasti. Prima o poi prenderò coraggio e preparerò un intero menu giapponese sulla scia di quelli di Tengo in 1Q84. Nel frattempo, ne La fine del mondo e il paese delle meraviglie, ho trovato molti spunti per pause pranzo e schiscette veloci.

1. Il Grado Zero: il panino indistinto.

…chiesi un bicchiere di latte freddo e un sandwich. Il latte era gelato al punto che non se ne sentiva il gusto, il sandwich arrivò avvolto nella pellicola trasparente, per cui il pane era molle e umido.

 Diciamolo subito, il modo migliore per innamorarsi della schiscetta non è quello di imbottire il pan carrè un po’ vecchio con quel che resta della vaschetta di affettato aperta da due giorni. Rimpiangereste per tutto il pomeriggio di non essere andati nella pizzeria egiziana della strada di fianco. Di questo pranzo salvo l’idea del latte freddo: se in ufficio c’è un frigo può essere un buon antidoto agli eccessi di caffè e agli zuccheratissimi succhi di frutta.

2. E salvaci dal McDonalds.

Smisi di guardarmi intorno e buttai giù macchinalmente l’hamburger, le patatine chips, la foglia di insalata grande quanto un biglietto dell’autostrada e la Coca-Cola che mi avevano portato.

No, le patatine non ci saranno. Impossibile mangiarle fredde o riscaldate al micro, scordatevele. Però l’hamburger può essere una buona idea: non è enorme (non dormirete tutto il pomeriggio fingendo di scrivere mail con l’unico dito rimasto mobile), è abbastanza bilanciato tra proteine e carboidrati e, specie d’estate, si può mangiare freddo. Suggerimento: non mettete la maionese e le altre salse a casa, procuratevi le bustine da 10gr come quelle dei fast food e aggiungetele sul momento.

L’idea platonica dell’hamburger

Per chi, come me, fosse roso dal dubbio: no, non sono riuscita a capire quanto sia grande un biglietto dell’autostrada in Giappone.

3. Vi stupiremo con effetti speciali.

Poi aprii una scatola di asparagi. Vado pazzo per gli asparagi bianchi. Quando li ebbi mangiati tutti, mi preparai un sandwich alle ostriche affumicate. E bevvi un altro whisky.

Non solo non ho mai mangiato ostriche affumicate in vita mia, ma non sapevo neppure esistessero. Sembra, tuttavia, un pranzetto davvero raffinato. Che è la strada giusta perché, a meno che davvero non amiate semini e mais bollito (ah ehm),  vi servirà qualcosa di gustoso per affrontare il resto della giornata. Coccolatevi, è la vostra pausa!

L’idea di portare anche un po’ di verdura è ottima. E il whisky, ecco: ogni tanto serve.

Schiscetta/bento con frutta e verdura: si può fare, lo giuro (da bentogirls)

4. A 5 stelle.

Sì, davvero ottimi…Il pane era fresco, ben affettato con un coltello dalla lama affilata. E’ un dettaglio che si rischia di sottovalutare, ma per fare dei buoni sandwich un buon coltello è assolutamente indispensabile. Mettere insieme gli ingredienti più squisiti non serve a nulla se il coltello non taglia bene. Quelli che stavo mangiando erano perfetti: la mostarda di ottima qualità, la lattuga freschissima, la maionese probabilmente fatta a mano.

 Qui siamo al non plus ultra: addirittura la maionese fatta a mano! Mi chiamo fuori, le due volte in cui ho provato a fare la maionese siamo impazzite entrambe. Ma non trascurate la qualità degli ingredienti: la schiscetta è un pranzo single, potete permettervi qualche sfizio in più che nella spesa per quattro persone & gatto.

Io lo dicevo che la schiscetta fa bene (creato da Sukurako Kitsa)

In tutti queste proposte manca comunque il mio ingrediente preferito: un bel libro. Pensateci: se siete fortunati potete leggere anche un’ora, se siete fortunatissimi potete farlo al parco. Quale pausa migliore?

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