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Il fuoco amico dei fratelli (e di Piperno)

1 Feb

il fuoco amico dei ricordi

Una volta mamma ha separato Carlo e me solo dopo che mi aveva dato un morso così forte da lasciare il segno dei denti e la pelle lacerata. No, non sono una vittima: mi ero difesa benissimo. C’è qualcosa, nel rapporto di fratellanza, che è una somma indissolubile di amore e violenza. Come che quel primo rapporto simbiotico sia la prova generale dei sentimenti più annodati, più viscerali: gelosia, passione, invidia, venerazione. E amore e violenza, amore e violenza fortissimi.  

Forse è questo che a me è piaciuto di più di Persecuzione e Inseparabili, i due libri di Piperno che compongono Il fuoco amico dei ricordi. La fratellanza. L’indagine sul rapporto tra chi ha condiviso la stessa famiglia: le stesse domeniche, la stessa fila infinita di cene e colazioni, le stesse citazioni, le stesse parole per anni. Esiste un rapporto più intimo? Direi di no.

I due libri, forse, andrebbero letti solo per questo. No, non fatevi ingannare dall’espressione “dittico”, che mette una cornice tra loro: sono due capitoli della stessa storia e vanno letti entrambi (iniziando da Persecuzione).

Per il resto, beh, c’è qualcosa che manca. Qualcosa che non torna, o che torna troppo tardi. Il movimento a spirale discendente di Persecuzione è troppo lungo, troppo avvitato. A un certo punto stanca. Ma i personaggi, quelli sì, sono molto belli. Tutti. E entrano nel cuore.

Nota a margine per gli appassionati e per Alessandro Piperno: oh, le citazioni (silenti) di Proust!  

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Gli incipit straordinari de “La ragazza con la gonna in fiamme”

4 Dic

Ecco, se dovessi fare un paragone azzardato, il romanzo è una storia d’amore, il racconto è la passione di una notte.

Scrive così Niccolò Ammaniti in quarta di copertina del suo ultimo Il momento è delicato – una raccolta di racconti che non ho ancora letto ma gira per casa da un po’. Una frase che mi ha fatto rimuginare e anche un po’ sorridere sul fatto che allora, davvero, sono un tipo da storie d’amore lunghe (non entro nei dettagli delle passioncelle sedicenni ma diciamo che ho fatto due tesi sulla Recherche).

Con questo non voglio dire che i racconti non mi piacciano a priori, anzi: ma mi affeziono alle storie, e più una storia è bella e più vorrei che durasse. Due esempi? La frustrazione infinita del magistrale Se una notte d’inverno un viaggiatore e la goduria da pomeriggi interi sul divano con Guerra e pace.

Questa settimana, tuttavia, le passioni di una notte sono state particolarmente soddisfacenti, soprattutto per l’alternanza tra La ragazza con la gonna in fiamme di Aimee Bender e Manuale per ragazze di successo di Paolo Cognetti. Su Cognetti tornerò, credo (l’ho finito, sta sedimentando).

Sulla Bender, invece, ho poco da dire: tranne che i racconti hanno un ritmo terrificante, vanno giù come noccioline e sono una pugnalata dopo l’altra. Una dimostrazione? Godetevi i suoi incipit:

ragazza gonna fiamme

Non ce n’è nessuno che vi ispira, che vi attrae, che vi aggancia? Non ci credo.

***

Altri post su Aimee Bender: Un segno invisibile e mio + L’inconfondibile tristezza della torta al limone + incontro alla libreria Centofiori di Milano. La Bender è forse una delle autrici su cui ad ora ho scritto di più (insieme alla Egan, forse). Le considero entrambe un ottimo consiglio di lettura, o un’ottima idea regalo/scoperta. 

Terra dicon fine, la metà di un racconto

10 Giu

Titoli di giornale, libri con le orecchie, album in loop, impressioni periodiche, nozioni scolastiche, treni regionali, definizioni wiki, accenti imperfetti, indecisioni politiche, gesti abbozzati e occhi irrequieti sono stati scandagliati pinzati shakerati cuciti. Queste e altre cose che circolano compongono il nostro collage.

Se potessi dare, come Brezsny, un compito per tutti, direi: scrivete un racconto a quattro mani. Scrivere in due è un ottimo aiuto per uscire dalle paturnie personali e dai giri delle idisincrasie autoctone per provare innesti differenti. Difficilmente ne uscirà fuori qualcosa che entrambi troverete perfetto in ogni sua parte ma il processo, l’atto stesso del comporre insieme risveglia sinapsi spesso dormienti (e vale, insomma, assolutamente la pena).

Correva l’anno 2010 -no, era il 2009? mamma mia, il tempo– e questo racconto si è nutrito di due città, molte ore notturne, moltissime skypate e ancor più pensieri in bicicletta. E’ un racconto che ogni tanto, come il coniglio, salta fuori dal cappello e ieri ventuno12 l’ha ripubblicato.

Si intitola Terra dicon fine, l’autrice è Anna Gramma e, nel caso non sappiate cosa fare in questa domenica dal tempo incerto, lo trovate tutto qui in pdf.

Grazie ai CCCP, Proust, Suskind, gli Air, Bob Dylan e molti altri che hanno nutrito Terra dicon fine. E, ovviamente, grazie all’altra metà di Anna Gramma – senza la quale “tutto questo non sarebbe successo“.

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